Un nuovo concetto di Museo
Il Museo del Tesoro del Duomo, dopo una lunga ed attenta ristrutturazione, si presenta in una nuova cornice semplice ma estremamente elegante, rispettosa della tradizione ma ricca di tecnologia e multimedialità.

Fondamentale nella nuova edizione è l’abbattimento delle barriere architettoniche per consentire ad ogni tipologia di pubblico di fruire delle collezioni museali.

L’ingresso è situato nel loggiato di Palazzo Vescovile, direttamente raggiungibile da piazza Sant’Ambrogio; appena varcata la sliding door ci si trova nella confortevole reception nella quale è alloggiata la Mazza Capitolare in argento.

La prima sala è dedicata alle antiche testimonianze di fede nella nostra zona con reperti che giungono dalla Pieve e dal Battistero di Velezzo Lomellina. Il cassaforziere ricorda invece l’elezione di Vigevano a sede vescovile: servì infatti per trasportare a Vigevano la donazione del duca Francesco II Sforza.

Si prosegue nella zona dedicata alla figura del vescovo Caramuel , introdotta dal murales di Ale Puro che rappresenta l’illustre prelato. L’inserimento nel museo dell’opera di un giovane pittore contemporaneo rappresenta l’apertura del museo all’arte moderna e ai progetti dei giovani.

Caramuel fu una figura di primo piano nel panorama culturale della sua epoca: multiforme ingegno spaziava dalla teologia alla matematica, dall’architettura alla poesia. Nella sala accanto al modello ligneo, realizzato da Antonio da Lonate su richiesta dello Sforza per la ristrutturazione della Cattedrale, è esposta una copia originale dell’Architectura civil, trattato di architettura del Vescovo Caramuel, stampato a Vigevano con i suoi studi e disegni. La presenza di un tablet permette la consultazione dell’opera.

Si parte dal modellino per poi comprendere la genialità dell’idea del Caramuel di completare la piazza con la splendida facciata barocca che ancora oggi impreziosisce il Duomo.

In un altro ambiente si può ammirare una splendida statua  in pietra scolpita, dipinta e dorata raffigurante la  Madonna col Bambino.
La scultura, databile alla seconda metà del XV secolo, mostra elementi tipici della produzione dei Mantegazza, noti per i loro lavori alla Certosa di Pavia. L'opera è caratterizzata da tratti che uniscono lo stile Gotico a quello Rinascimentale.

Salendo al primo piano si giunge alla sala multimediale concepita per conferenze ed eventi, per poi proseguire nella sala degli arazzi: i manufatti esposti sono stati eseguiti a Bruxelles intorno al 1520, epoca che per il nord dell’ Europa era di passaggio tra il gotico ed il primo rinascimento.

Giungono a Vigevano grazie alla donazione di Francesco II Sforza e rappresentano esempi del periodo di massimo splendore della tecnica tessile. Narrano la parabola del “Figliol prodigo” e “La storia di Ester” e costituiscono delle vere e proprie pareti tessute in lana e seta.

Scendendo, sulla destra si trovano le salette che ospitarono un tempo le suore incaricate dell'assistenza al Vescovo. Oggi accolgono sei tavole fondo oro databili tra il XIV ed il XV secolo di autori prestigiosi quali Paolo Veneziano e la cerchia del Bembo. Una  delle tavole, raffigurante i santi Caterina e Benedetto, è opera del pittore lombardo Stefano de' Fedeli e rappresenta l'elemento  mancante per la ricostruzione del registro inferiore del polittico di san Giovanni Decollato del Duomo di Monza.

Si prosegue nella sala delle oreficerie che ospita calici, vasellame sacro, ostensori ma soprattutto la splendida Pace di scuola lombarda eseguita alla fine del XV secolo. La Pace è l’oreficeria più importante di tutta la donazione sforzesca: le straordinarie proporzioni per la tipologia dell’oggetto e le caratteristiche stilistiche la rendono un pezzo eccezionale.

Nella sala dei paramenti domina la scena il Pastorale d’avorio, realizzato in dente di narvalo. Prestigioso pezzo d’arte lombarda, nel riccio, all’apice, si trovano le figurine di sant’Ambrogio, dedicatario della cattedrale, e di sant’ Agostino, il santo battezzato da Ambrogio.

Nella sala dei codici e dei corali trovano posto gli eleganti volumi fatti realizzare da Francesco II Sforza per l’uso nella chiesa Cattedrale e miniati da Giovan Gerolamo Decio, artista di corte a Milano. Va sottolineata la presenza di un messale di scuola ferrarese miniato da Guglielmo Giraldi, miniatore ferrarese tra i più importanti del rinascimento italiano, celebre per aver realizzato il Codice Urbinate Latino 365, commissionatogli dal duca di Urbino Federico da Montefeltro e in cui sono rappresentati alcuni episodi dell’ Inferno e del Purgatorio dantesco.

Nell’ultima sala del museo sono esposti i dipinti di Bernardino Ferrari, colto e prestigioso pittore vigevanese del XVI secolo. Sei tavole rappresentano la passione di Cristo e costituivano le ante della cappella ad armadio della corporazione dei Battilana in Cattedrale. La pala di san Giorgio attribuita al De Canna completa la sala.

Dal museo si accede alle sale di Palazzo Vescovile, il museo diffuso, visitabile su prenotazione o in occasione di eventi speciali.

Sugli schermi presenti in diverse sale viene trasmessa la sezione dedicata alla nostra collezione e alla figura del vescovo Caramuel di “Vigevano nel Tempo”, progetto multimediale realizzato da Carlo Stagnoli e Adriano Freri e finanziato dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano.